EUDAIMONIA

EUDAIMONIA - Pino Lettieri

 

 

                                                             EuDAIMONIA

 

Benvenuti! In questo luogo, tenterò di spiegarvi il perchè,  come è nato e cos'è The Cinema Show Project.

Eudaimonia significa "posseduto dal buon demone" .

Mi piace credere di essere posseduto dal demone della tenacia che si alimenta con il fuoco della passione. 

Il termine mi piace così tanto che l'ho scelto come pseudonimo. Ok, non me la monto, la testa, ok...

Dai, cerco di spiegare:

 

 

 

…e  d’un tratto sento quella strana impercettibile dolcissima energia che da sempre aveva alimentato la mia passione per la musica, cambiare traiettoria. “Portami con te, ti prego”.

Pioveva, ero steso sul letto di sabato sera… Solo, come da un po’. Forse da troppo tempo…

L’ odore penetrante ed affascinante della pioggia si fondeva col suono della città sottostante.

Una sensazione incomprensibile di felicità, mi trasporta con la mente verso note, armonie che da sempre ascolto e di cui da sempre mi nutro; la consapevolezza di aver in parte sfiorato e in parte assimilati…quegli anni straordinari…anni in cui Ragazzi poco più grandi di me, componevano pagine immortali, memorabili, indimenticabili, straordinariamente emozionanti ed intense; musica che mi avrebbe accompagnato per sempre: GENESIS. In Italia li chiamiamo “ I Genesis”  

La perfetta fusione generazionale di giovani compositori con un salto temporale di centinaia di anni: stessa ispirazione, stesso trasporto emozionale, stessa capacità creativa, alimentati dallo stesso Buon Demone. Mi giro rivolgendo lo sguardo al soffitto, le mani dietro la nuca e m’immergo in un pensiero: Musicanti nel tempo si ritrovano nello stesso luogo.

E quindi, Antiche sinfonie, si lasciano attraversare dalle

menti di giovani autori, tormentati nei tratti somatici, ma così intensamente ispirati in quelli musicali, e di contro la loro nuova musica veste abiti antichi…

Sontuose ouverture, fanno il verso a Quelle vere, maestose sinfonie cercano legittimità nei tasti di un Mellotron…Dio…  atmosfere oniriche s’impossessano dei sensi avvolgendomi senza tregua…

Chiesi al nulla li così prepotentemente presente: Potrei farlo anch’io? Lasciai lì la risposta.

 

E mi svegliai anni dopo. Più o meno oggi.

 

Il Buon demone, s’impadronisce di me; vengo pervaso da una illuminante coscienza.

L’Eudaimonia.

Un’onda energetica straordinariamente prorompente si appropria di ogni mio senso.

Dal cuore alle mani in pochi secondi come in un orgasmo cosmico: e l’Anima diviene Strumento

Il corpo non è più la sua custodia protettiva, ma cassa armonica dell’Anima.

POSSO FARLO. Ci vorrà del tempo, ma lo farò.

  

Oggi dedico ed offro il mio modesto tributo a quella musica ed ai suoi autori. Non si tratta di emulazione, ma di vera simbiosi. Niente mi ha mai attraversato l’Anima così profondamente come queste Opere. Nessuna velleità o emulazione, nessun desiderio di protagonismo, lo giuro;  approccio ogni mia cover con il massimo rispetto delle Parti e dell'arrangiamento originale oltre che con il desiderio quasi ossessivo di avvicinarmi il più possibile alle sonorità originali senza scimmiottarle ma riproducendole con la massima fedeltà raggiungibile con i miei mezzi.

Voglia di farlo, desiderio di provarci e di mettersi alla prova; utilizzare tutte le risorse e le capacità tecniche, artistiche e musicali, per realizzare qualcosa di importante, un progetto ambizioso e apparentemente narcisistico, che è al contrario alimentato solo da un moto sincero di gratitudine alla Band che ha saputo squarciare il muro che conteneva la mia passione, e la voglia di suonare assopita da anni. Riesecuzione, mera riesecuzione di Opere straordinarie scritte da menti straordinarie e semplici; di questo trattasi. Umilmente, modestamente, sinceramente, il mio grazie per averle composte e per avermi donato ascoltandole, momenti così intensi; Riesecuzione di Opere straordinarie utilizzando mezzi tecnici alla portata di tutti, quali un normalissimo pc portatile, una semplice scheda audio, Strumenti economicissimi fatta salva un' unica straordinaria eccezionale presenza: il mio Minimoog.

Il Progetto si intitola “The Cinema Show Project”

Suona: EUDAIMONIA ( che poi sono io ).

p.l.

 

 

 

PINO LETTIERI

PINO LETTIERI - Pino Lettieri

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

Suono, piuttosto male, alcuni strumenti.

Quello che suono meglio è la mia Anima.

Io sono la sua cassa armonica.

  

Lo so...può sembrare strano...addirittura immodesto...ma chi mi conosce, sa. Oggi,  ho ricevuto questo commento:

"All I can say is you won my heart on this. I thought music was dead and you come along and bring it back to life again. Awesome playing man. Loved every minute of it."

 

("Tutto quello che posso dire è che con questo, sei entrato nel mio cuore da vincitore. Ho pensato che la musica fosse morta ma tu l'hai riportata in vita. Impressionante esecuzine amico. Ho apprezzato ogni minuto di essa")

  

 

Ribadendo che non ci sia nessuna velleità in ciò che faccio, sapere di aver donato un po' di gioia e di essere amato nel mondo per queste covers, mi lusinga mi gratifica e mi rende felice.

Grazie a tutti.

Pino

 

COSA FACCIO, COME E PERCHE'

COSA FACCIO, COME E PERCHE' - Pino Lettieri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come si fa?

Il mio metodo, prende spunto dall’esperienza cinematografica.

L’incredibile intreccio di questo pensiero:

il cinema è frutto della soluzione della continuità; la capacità della regia e del conseguente montaggio, annulla questa soluzione facendola percepire come un’affascinante continuità.

Il cinema è finzione temporale. Nessuna sequenza in cui sia presente un controcampo, è girata nello stesso istante ma in tempi diversi, con posizionamenti della cinepresa e delle luci alternativi alla ripresa precedente. In pratica, il 99% dei film viene girato con una sola macchina da presa che viene spostata di volta in volta per girare le diverse inquadrature della scena. Il montaggio delle varie riprese risolve in una sequenza unica e dinamica.

In pratica il mio approccio alla musica è lo stesso.

Nel cinema c’è il copione, nella musica lo spartito. Il copione è l’insieme delle “battute” dell’attore che compongono una scena. Nello spartito ci sono le “battute” musicali che compongono il brano.

Ora: si possono recitare tutte le battute di fila in un'unica sequenza. Si possono suonare di seguito tutte le battute di una canzone. Questo è il teatro dal vivo oppure nel caso della musica, una esibizione live. Nel cinema, si recitano battute precise e ci si ferma. Nelle registrazioni musicali spesso si adotta lo stesso metodo. Soprattutto negli anni settanta, anni in cui l’uso dei “preset” e la potenza dei synths era un po’ limitato, per cambiare “scena sonora” letteralmente ci si fermava come nel cinema, si cambiavano i preset e si ricominciava a suonare: un attento montaggio delle due registrazioni, ergo del nastro su cui erano state registrate le due diverse sessioni, garantiva un cambio di scena sonora stupefacente. Lo si può notare benissimo nell’opera” Cinema show” dei Genesis tra la fine della prima parte, cantata, e l’inizio della parte strumentale: si noterà un clamoroso cambio della scena sonora evidenziato tantissimo anche dall’involontario cambio di velocità del bpm che rallenta in modo davvero percepibile. Si capisce benissimo che….

“ …ok pronti? Ripartiamo da qui. Phil? Batti quattro. Ok, Steve….”

 Ecco: il mio metodo è questo. Suono e riprendo le “battute musicali” fino a quando riesco con le mie capacità tecniche. Dove non riesco, mi fermo e le rifaccio con calma fino ad ottenere uno shot decoroso che poi monterò nel film insieme agli altri frammenti girati precedentemente.

Insomma : è ovvio che sbaglio e che non sono Tony Banks, quindi è chiaro che spesso sbaglio e debbo rifare la “battuta”. Quindi mi fermo, riporto indietro la base e risuono.

Di norma riprendo tutto d’un fiato il basso e la batteria che filmo più volte cambiando l’inquadratura per avere a disposizione le diverse inquadrature che daranno dinamicità al montaggio e mi permetteranno di selezionare e evidenziare le rullate eccetera...Quindi,  siccome la parte di batteria che suono la conosco a memoria la rifaccio più volte praticamente identica spostando la telecamera e ripartendo daccapo con la base;  durante la fase di montaggio metto le varie tracce video dello stesso brano una sopra l’altra ed eseguo una scelta delle inquadrature come si farebbe in una regia televisiva tradizionale in cui si dispongono di più telecamere e la presenza di un regista che ne decida quale vedere in quel preciso momento. Ma essendo da solo, e disponendo di una sola telecamera…

Il processo di affinazione del Lavoro, va di pari passo tra audio e video.

Principalmente dedico la prima parte dell’approccio all’insieme, partendo dal mix audio.

Suono e filmo tutte le performances e poi metto da parte il video per qualche mesetto, dedicandomi ad una prima stesura del mix audio. Una volta impostato il mix, comincio a montare le tracce video dei singoli strumenti. Parto sempre dalla batteria. Monto una traccia definitiva che utilizza tutte le inquadrature disponibili, facendo una regia che sia capace di valorizzare le parti salienti della performance: cioè quando semplicemente “tengo il tempo” l’inquadratura può essere “Larga”; quando eseguo una rullata, l’inquadratura è “stretta” sui tom per valorizzarne l’efficacia.

Poi monto la traccia del basso, poi le tastiere o le chitarre senza una particolare precedenza, perché tutto avviene senza alcuna programmazione, capita che abbia in casa la chitarra e che abbia mezzora di tempo? Monto il set e registro il video e l’audio di quel frammento. Poi finirò la stesura di quella parte magari dopo qualche giorno con vestiti diversi e luci diverse…

Una volta montate le singole tracce audio di ogni singolo strumento, monto il film definitivo.

Metto tutte le tracce video una sopra l’altra in un progetto di Vegas, faccio partire l’audio e in base a chi è in primo piano come esecuzione, metterò in primo piano anche in video:

L’intro di Down & oute è un chiaro esempio di quanto detto. Parte il synth? Si vede in Synth. Parte la chitarra? Ecco il primo piano della chitarra. Suonano insieme? Bene ecco lo split del video diviso in due sezioni per vedere entrambi gli strumenti mentre eseguono la stessa parte, e così via.

E’ ovvio che difficilmente si potranno vedere sempre tutti gli strumenti nello stesso spazio del video e nella stessa inquadratura: non è un concerto live in cui ci sono sul palco cinque persone.

Per cui anche l’uso delle inquadrature multiple deve essere bilanciato ed adeguato.

Il montaggio non deve essere un divertimento per chi lo esegue e non deve essere troppo serrato.

Io cerco sempre un compromesso tra velocità che spesso significa “far vedere tutte le cose, anche quelle più veloci ma spesso impercettibili”, e un minimo di rilievo artistico. Un’inquadratura che duri meno di un secondo, difficilmente sarà percepibile e probabilmente risulterà fastidiosa e apparirebbe quasi come fosse un errore.

Una volta diciamo così “ultimata” la base, mi dedico, impiegandoci il tempo necessario, alla registrazione della voce. Per “fading lights, a causa di impedimenti tecnici, ho semplicemente preso la tonalità dalla tastiera in soggiorno, poi sono entrato in bagn…cioè nella “sala prese” e ho di fatto cantata a “cappella” senza avere nelle orecchie la ben che minima nota musicale: tutta senza sentire una nota, il tempo o la tonalità. Ma credo che lì qualche Santo mi abbia aiutato…

Da qualche tempo mi sono ingegnato e attrezzato di furbizia e quindi utilizzo il lettore mp3 per avere nelle  orecchie il premix delle basi su cui cantarci sopra. Come si fa di solito.

In nessun modo ho voluto e/o vorrei imitare o tentare di  avvicinarmi alle voci mitiche di Pietro o Philippo. Questa è la mia voce. Bisogna che vi accontentiate. La registro nel bagno di casa perché c’è un inatteso e speciale riverbero; rifaccio innumerevoli volte  la stessa strofa per migliorare dove possibile la pronuncia e il ritmo. Poi con il montaggio penso all’assemblaggio cinematografico per far si che appaia tutto senza soluzione di continuità.

Ecco: mi permetto di alimentare per un momento il mio narcisistico ego, per dichiarare con fermezza che abitualmente non mi esercito mai su nessuno strumento, fatta salva la batteria che avendola sempre a portata di mano, gioco forza, mi attrae ed io, beh la suono! Gli altri strumenti, semplicemente li accendo, e provo le parti seduta stante, senza avere un minimo di spartito.

Trovo tutte le posizioni di Tony e gli accordi di Steve, i groove di Mike ad orecchio.

Non scrivo una nota. Semplicemente, accendo il pc, collego lo strumento che intendo registrare e lo faccio, senza nessun problema: se in quel momento mi sento ispirato sulle tastiere, faccio le tastiere e così via. L’impostazione improbabile su tutti gli strumenti, è la diretta conseguenza di ciò.

Ripeto: non suono praticamente mai. Poi mi assale la voglia di farlo ed è una specie di uragano.

 La parte conclusiva del lavoro video, è quella del color control. Cioè a dire, il tentativo di porre in essere un minimo di continuità cromatica alla fotografia del film. Girando in giorni diversi, in situazioni differenti tra esse, un semplice montaggio delle sequenze risulterebbe molto dilettantistico e stancante dal punto di vista visivo. Si tenta perciò di dare un Look al film, utilizzando il controllo delle dinamiche delle luci e dei colori agendo sul contrasto e sul calore del colore. Personalmente aggiungo come in una vera sessione di post produzione video, alcuni effetti che dinamicizzino un po’ la staticità delle inquadrature” fisse” dovute all’assenza di un operatore (cameraman). Per cui inserisco artificialmente luci inesistenti sul set e scie colorate per dare all’inquadratura un po’ di fascino in più. Questa fase del lavoro implica molto tempo di calcolo del pc nei vari rendering necessari per realizzare il nuovo spezzone di video che sostituirà definitivamente il montato della sequenza oggetto del trattamento.

E’ un continuo work in progress, ogni nuova generazione risultante da una lavorazione viene salvata e montata nella stesura del film.

La stessa sequenza girata normalmente a colori, decido di renderla cromaticamente in bianco e nero? La manipolo e poi semplicemente la sostituisco. Chiaro, no?

Di pari passo a seconda della predisposizione mentale, del tempo, e della voglia

debbo ricordarmi ed occuparmi del mix audio.

Registrate tutte le parti audio, tendo a fare dei pre-mix per ridurre il numero totale delle tracce sul progetto. Cioè a dire: se ci sono tre suoni di Synth della stessa parte faccio un accurato pre-mix per averne una singola che le contiene tutte e tre riducendo così di due tracce il numero totale.

Stessa cosa ad esempio per i cori. Registrate tutte le parti, faccio un pre-mix per ottenere una traccia stereo singola che contiene le registrazioni di una mezza dozzina di tracce. E via così.

 Ovviamente prima del mix c’è la parte di esecuzione delle parti e ancora prima di essa c’è quella ancora più complessa della ricerca dei suoni. Chiaro: utilizzo molti vst. E spessissimo sommo vari suoni per ottenere quello desiderato. Ma alcuni suoni o ce li hai o non ce li hai. Ergo per l’assolo di Fading lights, ho necessariamente dovuto utilizzare l’Hard ware e non un vst: ho comprato un Korg work station A/D ed utilizzato il preset che aveva utilizzato Tony.

Il suono risulta identico. Per forza: è lo stesso.

Per i suoni di Taurus, utilizzo la generazione analogia dei tre oscillatori del mio Minimoog.

I suoni vst, li registro su cubase che utilizzo come un semplice registratore senza minimamente quantizzare alcunché. Registro le performance e poi esporto la traccia suonata, in formato audio su vegas per poterla gestire più agevolmente nell’insieme con le altre tracce. Di fatto quindi,  suono su cubase, esporto la traccia su vegas (che è il mio editor di riferimento) e poi mixo su quest’ultimo. Solo che come dicevo, ha dei limiti. La gestione di trenta quaranta singole tracce audio e qualche traccia video, lo mandano in crisi, per cui è opportuno ridurre al minimo indispensabile la quantità di tracce e l’utilizzo di efx/plug-in.

Questo risultato si ottiene continuando a premontare e premixare in continuazione.

Alla fine il film sarà il risultato di una sequenza immensa di rendering e premix. Se non sei perfettamente sincronizzato il risultato sarà un disastro perché difficilmente potrai spostare e riallineare il tempo in una inquadratura che fa parte di un composit di quattro parti diverse

se l’hai montata “fuori tempo”.

 Un bel casino: quindi massima attenzione al sync tra il video e l’audio. SEMPRE

Perché ormai l’avrete capito: ciò che vedete è il montaggio di un migliaio di piccoli frammenti messi insieme con certosina pazienza. Come fanno quelli del cinema…

Giù le luci, prego.

LE MIE PASSIONI

LE MIE PASSIONI - Pino Lettieri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’idea, come già detto, mi venne un giorno mentre ero sdraiato sul letto.

Da anni non suonavo più. Ma sentivo che dentro di me la voglia stava montando:

avevo il desiderio di farlo. Ricominciare a suonare la batteria.

Perché? Mi chiesi.

Perché no?

Ricominciai a suonare la batteria, mio antico e primo amore, circa sei, forse sette anni fa.

E’ incredibile come questo lasso di tempo così fluido sia trascorso così, in un lampo;

era ieri, è oggi. In realtà, le ore passate sullo sgabello, erano ovviamente intercalate da giornate intense in cui la mia vita prendeva le traiettorie più disparate  segnate soprattutto dalla continua ricerca di qualcosa che sapevo benissimo mi mancasse tantissimo: l’Amore. Quello umano, intendo... 

Forse, sì, questa è una delle ragioni che mi spinse a risiedermi sullo sgabello: colmare il vuoto di Amore che aleggiava nel mio cuore. 

La Musica, mi faceva star bene;suonare mi portava con la mente in luoghi in cui stavo bene.

Suonavo ogni giorno per un’oretta…e mi calavo nella parte di Phil, o Chester a seconda della canzone in ascolto, e man mano mi rendevo conto che “gli stavo dietro” e che tutto sommato, non erano “cose”così impossibili da fare. Chiaro che prima di arrivare a “star dietro a quei due” mi sono ammazzato di 4/4 e dance music per riallineare il coordinamento dei muscoli degli arti, e l’indipendenza mentale tra di essi. Un periodo durato almeno un anno… Ricordo il primo giorno che ripresi in mano le bacchette… Misi su un cd dei Level 42. Niente di mostruoso.

Si trattava solo di star dietro ad un brano faunky dance con la cassa in quattro e poco più.

Un deficiente.

L’indipendenza era un’utopia, le braccia andavano davvero da ogni parte tranne che dove dovevano, e così anche le gambe: un disastro, e per me una tragedia: la consapevolezza di aver perso totalmente la capacità strumentistica e che quella malsana idea mi avrebbe generato frustrazione e sudore. Una strada tutta in salita. Molto, molto ripida…

Man mano che “miglioravo” ( ovviamente nei limiti ben chiari delle mie capacità certamente non eccelse) mi rendevo anche conto che mi sarebbe piaciuto molto poter suonare quelle Opere con altre persone, cioè: “suonare con i Genesis”  avendoli dentro la testa in virtù dell’ausilio delle cuffie stereo suonando ascoltando un cd, è una cosa;

ma suonare con altri musicisti dal vivo, come sarebbe stato? Brutto.

Impossibile. Le prove, erano un disastro. I luoghi, incerti; così come gli orari, che mi impedivano di stare con mio figlio, e mi strappavano dai miei doveri di padre per me irrinunciabili;

era faticoso e francamente inutile. La frustrazione salì molto in alto. Di fatto per me erano passati molti mesi dal primo approccio, e mi sentivo addirittura pronto a suonare anche davanti ad un pubblico, ma la Band, non c’era, e non ci sarebbe mai stata perché infondo sapevo che in me albergava la consapevolezza del “ ma perché lo sto facendo? Dove voglio arrivare? A fare tournee? Davvero? A 44 anni?” ( beh sì insomma, all'epoca!Oggi ne ho 51... E mi sentivo vecchio allora...

Lasciai perdere e maturò immediatamente in me forse l’insana ma certamente affascinante idea di dare vita al Progetto Eudaimonia. Suonare da solo tutti gli strumenti delle Opere scelte nell’immenso repertorio dei miei Genesis. Follia? Sì. Vengo da una lunga carriera nel settore della comunicazione e della produzione musicale e televisiva. Musica,   televisione,   cinema,   produzione musicale,   suonare alcuni strumenti,   tecnica dell’editing digitale; insomma: non mancava nemmeno il narcisismo e dunque, perché non farlo? Con le soluzioni tecniche di oggi, farlo è solo una questione di tempo e di capacità produttive. Un po’ di allenamento ed applicazione sugli strumenti che da sempre “strimpello”, un po’ di aiuto profuso dalle possibilità messe a disposizione dai computer, e soprattutto un chiaro modus operandi: il tipo di modalità esecutiva.

L’approccio scelto fu  quello Cinematografico. Ogni “parte” suonata, andava registrata in audio, e soprattutto in video. Ogni “parte” del brano  doveva essere videoregistrata da diverse angolature per dare il giusto approccio dinamico e registico a ciò che nella mia testa sarebbe diventato un video in cui tutti gli strumenti sarebbero stati suonati solo da me. A seguire, dopo una prima fase di mix dell’audio, (cha sarebbe stata affinata in seguito), il mastodontico montaggio video.

FADING LIGHTS, l'inizio della follia 

Step 1: Riprese audio e video della batteria.

L’ho registrata nove volte, con quattro angolazioni diverse; tre fisse e una steady (solo per alcune parti). Le singole tracce di ogni esecuzione della batteria erano 12 relative a 12 microfoni. Quindi su Vegas, avevo in alto la traccia video e sotto 12 traccie audio. Per nove volte di seguito.

Ho selezionato le parti migliori di ogni esecuzione e da li è cominciata l’avventura, o meglio il delirio. Perché le iniziali nove riprese erano “agganciate” al proprio audio; selezionando solo le parti audio per avere una buona esecuzione su cui montare “tutto il resto”, ovviamente, ti sgancia dalla ripresa video: ho preso un pezzo di audio della prima registrazione, un pezzo della seconda e così via, ed il risultato è una traccia unica senza soluzione di continuità. Ovvio che i tagli fossero eseguiti su di una traccia stereo, ergo su un mix di batteria ritenuto efficace che avevo preventivamente realizzato e che ovviamente era steso su tutte le esecuzioni. Ed è altrettanto chiaro che in questa fase, io stessi letteralmente mixando la batteria senza sentire il resto dell’organico e quindi fidandomi solo ed esclusivamente del mio istinto. La batteria diventerà una singola traccia stereo che sarà mixata ed amalgamata in altre 30.  Ho montato dunque tutta la parte della batteria selezionando i momenti migliori di ognuna delle nove esecuzione che avevo a disposizione e poi  l’ho sincronizzata al brano originale che ascoltavo in cuffia durante la registrazione per mantenere il bpm definitivo di tutto il progetto. La traccia audio della batteria era il mio time code, il segnale di sync di tutto il progetto. Per settimane mi sono dedicato solo a questo: affinamento del montaggio video, mix  manipolazione e perfezionamento dei suoni della batteria.

Per poter modificare ed affinare in ogni momento ciò che di fatto diventava sempre più un lavoro di aggregazione di parti di un mosaico, ho proceduto formando diversi progetti di vegas nominandoli in step: Step uno, batteria, step due mix batteria, step tre chitarre, e così via. In questo modo se avevo necessità di modificare qualcosa, richiamavo il progetto relativo e riportavo il risultato nel progetto più recente come traccia wav, mantenedo così sempre una buona qualità.

Step successivi:Per ogni strumento ho utilizzato lo stesso approccio: riprese audio e video  da più angolazioni, montaggio video delle stesse di ogni strumento, introduzione delle nuove tracce sul mix audio. L’assemblaggio finale (non definitivo) consistette nel dare a tutte le tracce di ogni singolo “attore”, la giusta collocazione temporale non solo nel contesto del mix audio stereo, ma anche ovviamente nel contesto registico: quando si sente la chitarra, si deve vedere la chitarra e così via. Il problema è che sono praticamente sempre presenti tutti gli strumenti.

Ergo per non togliere espressività e emozione alle varie esecuzioni dei singoli “attori” anche quando i suoni sono contemporanei, ho dovuto utilizzare molto il fading (!) la dissolvenza tra più immagini, la sovrapposizione di immagini diverse. E in alcuni casi non è stato sufficiente. Nella quinta parte dell’Opera, ho realizzato un composit video con ben sei riquadri con singoli montaggi indipendenti per visualizzare tutte le parti in evidenza suonate contemporaneamente.

Sincronizzare il tutto è stato affascinante. E stupefacente. Il progetto visuale, va da se, è nato gioco forza mentre assemblavo il tutto. Avevo solo una vaghissima idea di come avrei voluto che fosse.

 La scelta di girare in uno studio di registrazione apparentemente “spento”, voleva dare il senso della condizione di consapevole e necessaria solitudine che vive chiunque approcci un progetto musicale e registico di queste proporzioni utilizzando per scelta artistica, mezzi alla portata di tutti;

 Il desiderio di visualizzare l’Anima che fuoriesce dal corpo per farsi musica, l’ho risolto con un efficace effetto digitale: in alcuni momenti raggi di luce a volte bianchissima a volte colorata, fuoriescono dal corpo dell’”attore” e si propagano nell’aria asettica dello studio. Lo stesso effetto è stato utilizzato per dare il senso della forza dirompente della dinamica percussiva della batteria dando così facendo un’Anima anche ad essa. Su tutto il film, ho applicato un filtro Glow, che tecnicamente ammorbidisce e dona un po’ di magia a tutto l’insieme ma l’idea è  sempre quella: mettere in evidenza l’Aurea divina dell’Anima che esce dal corpo sottoforma di delicata luce sbiadita, o per dirla in inglese, Fading Lights. 

 

Io e Lui, Phil.

Io e Lui, Phil. - Pino Lettieri


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Era il 1980,  Canale 5, Milano 2, Popcorn.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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